Buoni propositi per crescere nel 2021

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Editorial | Feb 2021

Il Marketing che non stai facendo:

Buoni propositi per crescere nel 2021

by Matteo Tirante

1.
Partire da ciò che si può fare, per costruire una strategia realistica

La tentazione di fare programmi solo per “quando tutto tornerà come prima” è forte, ma non è la risposta giusta alle difficoltà che stiamo vivendo. L’unico modo per resistere alla crisi e per crescere è partire da ciò che si può fare momento per momento, non porsi come base una condizione ideale. Questa deve essere la nostra lezione di resilienza: quando ci si para davanti un ostacolo imprevisto, invece di concentrarci su ciò che non possiamo più fare, è bene pensare a ciò che ci è ancora permesso realizzare e svilupparlo al meglio.

2.
Avere la certezza che da ogni battuta d’arresto si possa uscire migliori

La chiave per continuare a crescere e il fulcro di tutti i nostri buoni propositi per il 2021, dovrebbe essere la certezza che, se anche saremo costretti a rallentare o fermarci nuovamente, non ci lasceremo sopraffare dai tempi morti, ma useremo le eventuali “pause forzate” per apportare miglioramenti al nostro servizio, al nostro prodotto, alla nostra azienda. Potrà trattarsi di fare qualche passo avanti verso una più completa trasformazione digitale, di dedicare più risorse alla ricerca e all’innovazione o di cogliere l’occasione per discutere di quel rebranding che andiamo rimandando da un po’.

Ad esempio, molte aziende, anche italiane, hanno già iniziato quella che viene definita “marketing trasformation”. In tanti però commettono l’errore di intendere questo fenomeno come una semplice riorganizzazione della tecnologia o modifica/aggiornamento degli strumenti di marketing consolidati, non considerando la grande opportunità di creare nuovi tipi di valore per il proprio business.

3.
Prendiamo in considerazione il Customer Value, che potremmo tradurre nel Valore per il Cliente

Potrebbe essere una leva fondamentale di crescita, perché tutte quelle “forze”, di cui abbiamo parlato prima, rendono indispensabile costruire con i clienti relazioni che vanno al di là del singolo prodotto o servizio. Tenendo presente che siamo in un mondo in cui la battaglia dei prezzi è ormai impossibile da vincere, il brand deve essere capace di offrire qualcosa in più. E, infine, perché ottenere un nuovo cliente può costare 5 volte di più che mantenerne uno esistente.

Creare valore per i clienti significa creare valore per il tuo business.

4.
Focalizzarsi sull’aspetto della Privacy

In uno scenario sempre più digitale e interconnesso, le imprese dovranno rendere la privacy dei loro interlocutori una delle principali aree su cui investire risorse. È ora di dare vita a un tessuto digitale in cui i consumatori siano consapevoli in merito all’utilizzo dei loro dati sensibili e sereni rispetto alla loro tutela.

5.
Puntare sempre di più sul video content

Che i video giocassero un ruolo chiave nelle strategie di marketing digitale non è certamente una novità, ma il loro gradimento da parte degli utenti della rete ha subito un’ulteriore impennata negli ultimi mesi, e non si tratta di un trend destinato a scemare. Le aziende dovranno regolarsi di conseguenza, producendo regolarmente contenuti video di alto livello da affiancare a content testuale di qualità.

6.
E-commerce in pole position

Prevedibilmente, anche gli acquisti online continueranno a crescere, riconfermando una tendenza comunque già presente da qualche anno. Per Google, è altamente improbabile che i trend legati alla “spesa digitale” calino nuovamente ai livelli pre-Coronavirus, e ciò significa che le organizzazioni dovranno riprendere in mano da zero la loro strategia di e-commerce, rivalutandola passo dopo passo nella forma, nel contenuto e nella modalità di offerta.

Flessibilità prima di tutto.

Da accostare sempre alla versatilità e alla personalizzazione della proposta, e ovviamente alla comprensione delle reali necessità dei propri utenti di riferimento. Un’audience che cambia mette le aziende in condizione di evolvere a loro volta, ed essere flessibili equivale ad adattarsi più rapidamente ai nuovi trend, ad adeguare timeline e calendari alle esigenze del mercato, a produrre più regolarmente report da discutere e analizzare per dare vita a strategie fluide, mai rigide. Rivolgersi a consulenti esterni, specializzati nel supportare le imprese nella definizione e nell’analisi delle metriche più corrette, consentirà di ridefinire gli obiettivi se qualcosa non funzionasse come previsto.

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Gen 2021

È il tempo dei bilanci e anche questo 2020 così particolare non sfugge alla tradizione! Un anno “weird” per usare l’aggettivo scelto da Lizzy Harvey e Gari Illyes nel post sul nuovo blog di Google Search Central.

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Il 2020 su Google – Analisi di un anno strano

Google logo screengrab

Editorial | Gen 2021

Il 2020 su Google,
Analisi di un anno strano.

by Matteo Tirante

È il tempo dei bilanci e anche questo 2020 così particolare non sfugge alla tradizione! Un anno “weird” per
usare l’aggettivo scelto da Lizzy Harvey e Gari Illyes nel post sul nuovo blog di Google Search Central.
Ecco quindi cosa emerge dall’analisi sulle tendenze degli ultimi mesi.

Le novità sul fronte tecnico

Il team ha infatti lanciato nuovi rapporti, funzionalità e aggiornamenti, che hanno generato reazioni estremamente positive su Twitter. Tra i principali, l’articolo ricorda:

  • Strumento per le rimozioni.
  • Aggiornamenti delle API di Search Console: si tratta di un tool gratuito con cui proprietari dei siti, SEO professional e sviluppatori possono comprendere le performance del sito sul sistema di Ricerca Google. Così facendo, possono ottenere indicazioni per migliorare la visibilità sul motore di ricerca per portare più traffico pertinente al proprio progetto.
  • Rapporto sulle statistiche di crawling: per comprendere a fondo la SEO e le dinamiche che la governano, è importante capire come un motore di ricerca analizza e organizza le informazioni che raccoglie. Uno dei processi fondamentali che permette ai motori di ricerca di indicizzare un contenuto è il cosiddetto crawling, termine utilizzato per indicare il lavoro del bot volto ad analizzare una determinata pagina web. 
  • Esportazione dei dati.

Nonostante la pandemia che ha contraddistinto il 2020, che resterà l’anno che ha portato tutti a un analisi interiore, ha rallentato le persone e le ha fatte concentrare meno sugli affari e più sulla famiglia, l’attività dei Googler è stata decisamente intensa. Gennaio, maggio e dicembre sono stati i mesi in cui Google ha deciso di dare una scossa alle sue SERP, e all’intera community SEO, lanciando i suoi broad core update (termine che viene utilizzato per indicare l’aggiornamento dell’algoritmo di base di Google): 

  • Il January 2020 Core Update fu il primo e anche uno dei più impattanti su molti siti. Ha iniziato a essere implementato il 13 gennaio 2020, completando il rollout in breve tempo, già dopo pochi giorni mentre, in genere, agli aggiornamenti di base servono due settimane per essere completi definitivamente. Quando si parla di rollout, infatti, si pensa ad un processo che andrà piano piano a raggiungere tutti, ma che non è immediato. 
  • Successivamente abbiamo il May 2020 Core Update. Nel pieno della prima fase della pandemia (un po’ a sorpresa, forse) è arrivato il secondo aggiornamento algoritmico di base, rilasciato il 4 maggio e completato il 18 maggio. Il May 2020 Core Update è stato più grande di quello precedente, tanto da essere definito un “mostro assoluto”, e ha provocato grandi scossoni in SERP anche in Italia. 
  • December 2020 Core Update. Veniamo a storie più recenti: dopo sette mesi di “silenzio”, lo scorso 3 dicembre Google ha rilasciato un nuovo update, subito dopo il periodo dello shopping per Black Friday e Cyber ​​Monday, ma prima della grande stagione delle vendite per le festività di fine anno. Non si può dire che questa tempestività non abbia irritato e colpito molti nel settore. Gli effetti del December 2020 Core Update sono stati intensi e ci sono stati vari e grandi picchi in diverse fasi, fino al 16 dicembre, giorno in cui Google ha annunciato la fine del rollout.

Per chiarire la situazione, le SERP sono quelle pagine fornite dai risultati di un motori di ricerca, che vengono mostrati all’utente in seguito alla ricerca della parola chiave. Se ad esempio l’utente cerca la keyword “auto usate” su Google, una volta avviata la ricerca, in pochi secondi verrà indirizzato sulla SERP della parola chiave “auto usata”, che comprende quindi tutti quei risultati mostrati da Google all’utente in relazione alla sua ricerca.

Uno degli annunci più dirompenti, anche per la scarsità di informazioni effettivamente fornite, è arrivato nel corso dell’evento Search On di Google: a breve, l’algoritmo del motore di ricerca sarà capace di individuare passaggi specifici di contenuto su una pagina e classificare quelle singole parti della pagina nella Ricerca Google. Questa novità, chiamata passage indexing, dovrebbe aiutare le pagine che non sono ben ottimizzate per la ricerca. Non cambierà il modo in cui Google indicizza i contenuti, ma piuttosto il modo in cui classificherà quel contenuto. Si tratta di un semplice meccanismo di ranking che useremo per identificare e mostrare le pagine più rilevanti per una ricerca, senza differenze estetiche rispetto ai risultati a cui siamo abituati.

Gary e Lizzy riassumono anche l’annuncio del Google Page Experience update, basato su nuove metriche di velocità e UX, tra cui i Core Web Vitals, ovvero i Segnali Web Essenziali che servono a misurare il livello di user experience fornita da un sito. Si ragiona sul fatto che siano da prendere in considerazione per ogni pagina web, proprio perché diventeranno un fattore di ranking dal prossimo maggio 2021.

Sempre sul fronte tecnico, il team di Googlebot ha rivolto la propria attenzione a velocità e gestione delle risorse. Un esempio è l’avvio, a metà novembre, della scansione dei siti su HTTP2, che è la prossima generazione del protocollo di trasferimento che alimenta il Web. Un passaggio che consentirà di risparmiare una notevole quantità di risorse sia per i siti che per Googlebot.

Il continuo supporto a chi lavora e cerca online.

Il cambiamento maggiore è quello del lavoro da casa, che accomuna tantissime realtà digitali: per quel che riguarda Google, si sottolinea come l’azienda abbia trovato modi per garantire la produttività, e in particolare il team di Search Console non sembra aver rallentato rispetto ai ritmi standard.

Google ha garantito a tutti coloro che hanno usato il motore di ricerca per le proprie necessità, un supporto continuo. Affermano che sin dall’inizio del passaggio al lavoro da remoto, hanno riflettuto su come potevano aiutare meglio gli altri a trovare informazioni online, mantenendo a galla le loro attività e anche supportando coloro che avevano bisogno di ottenere informazioni critiche di fronte alle persone. In seguito hanno lanciato risultati di ricerca con il markup Special Announcement, che aiutano le organizzazioni sanitarie a fornire le giuste informazioni agli utenti. Successivamente hanno pubblicato una guida su come mettere in pausa un’attività online e come comunicare agli utenti i cambiamenti negli eventi. 

Per restare in contatto con la community, Google ha puntato molto su contenuti video e audio, mantenedo molto attivo il canale YouTube. L’articolo cita alcuni degli esempi, come la serie podcast Search Off the Record che, tra umorismo e serietà, racconta alcuni “segreti” del sistema di Ricerca su Google.

Cosa aspettarci nel 2021 di Google.

In definitiva Lizzy e Gary dicono che questo è stato un anno diverso da qualsiasi altro prima, ma hanno imparato molto su come possono lavorare insieme in nuovi modi per far funzionare le cose. Ora sanno che l’apprendimento online si può effettuare senza problemi, si può registrare da remoto per aiutare i proprietari di siti con nuove informazioni e, grazie a tutto ciò, possono continuare a lanciare nuove funzionalità.

Qualche valutazione su quello che possiamo attenderci nei prossimi mesi sul fronte della Ricerca. Innanzitutto, gli occhi sono già puntati verso maggio e la partenza della Google Page Experience, ma ancor prima dovrebbe debuttare la modifica dell’indicizzazione dei passaggi.

Inoltre, a marzo si completerà lo switch del mobile-first index che, pur non essendo tecnicamente una modifica dell’algoritmo di classificazione, potrebbe portare cambiamenti di classificazione già basati su modifiche all’indicizzazione delle pagine.

Per il nuovo anno dovremmo aspettarci di più: altri core update, per cui è necessario creare contenuti e siti web che sopravvivono a questi aggiornamenti; altri progressi nella comprensione della lingua e delle query; altre modifiche alla Ricerca, con l’obiettivo di migliorare la pertinenza.

In definitiva, dovremmo aspettarci e abbracciare comunque il cambiamento, perché questo è ciò che i SEO sanno fare meglio: adattarsi e anticipare il cambiamento.

Ricordandoci sempre, di avere un occhio di riguardo sul il passato, e Google ci tiene a mostrarcelo con un’emozionante video sulle ricerche più effettuate durante l’anno scorso. Buona visione. 

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Si chiude il 2020, come sono cambiate le nostre abitudini e l’importanza del web

Editorial | Dic 2020

Si chiude il 2020, come sono cambiate le nostre abitudini e l'importanza del web

by Matteo Tirante

Fra l’incremento dello smart-working e l’obbligo di ridurre al minimo uscite e spostamenti, la vita degli italiani, e non solo, si è concentrata per grandissima parte del tempo davanti al monitor di un pc. Anche in questa seconda ondata di epidemia da Covid-19.

Scenari post Covid-19 per gli e-commerce in Italia

Non è facile fare delle previsioni su quelle che saranno in futuro le abitudini di acquisto online degli italiani.
Sicuramente questa situazione del tutto unica ha portato una forte accelerazione nel settore e-commerce in Italia che probabilmente si sarebbe progressivamente manifestata nei prossimi 2-3 anni. Non è però scontato immaginare che i volumi di traffico e di vendite online di questi ultimi mesi possano rimanere tali anche in futuro.

Se è vero ad esempio che molte persone hanno, per la prima volta, effettuato un acquisto online durante le fasi di lockdown da Coronavirus, non è detto che continuino a farlo successivamente. Ma è molto plausibile
che nei prossimi mesi si verificherà un assestamento delle abitudini di acquisto online. Molti clienti torneranno ad acquistare nei retail fisici come erano abituati a fare prima del lockdown, altri utenti invece
dopo aver superato per la prima volta la “diffidenza” dell’acquisto online, continueranno a farlo con regolarità.

La pandemia ha trasformato il web in uno spazio di lavoro, di intrattenimento, di socializzazione e di studio.
Una necessità, una salvezza, un’opportunità che hanno dato origine a diverse nuove tendenze: Vendite di auto in rete. Sempre più utenti si rivolgono al web per cercare di vendere la propria auto usata; d’altra parte il mercato è piuttosto stagnante ed il comparto dell’usato riesce a dare un po’ di movimento.

Imparare a suonare uno strumento con i webinar. C’è chi, in tempo di lockdown, si è improvvisato musicista imparando a suonare (o almeno, provando) uno strumento o riprendendo a farlo. Il web ormai è un terreno fertile dove trovare lezioni, tutorial e consigli da seguire anche da parte di musicisti famosi.

Corsi di gastronomia online. Altro trend che è cresciuto enormemente in concomitanza del primo lockdown, quello primaverile. Ebbene sulla scia di quel successo, ancora proliferano in rete corsi online, webinar, master sui social con l’intento di insegnare agli utenti a cucinare determinati piatti.

Allenamenti a casa grazie al web. Anche qui, un trend che ha registrato un segno più alto durante il lockdown primaverile. Con le palestre chiuse, per restare in forma, ci si è dovuti arrangiare da soli, a casa: e sono nati tantissimi siti e portali che offrono video e tutorial per allenarsi tra le mura domestiche.

Tutto ciò è stato possibile soprattutto grazie all’esplosione di alcuni strumenti di comunicazione come i programmi per le videoconferenze.

Lo smart working e l’e-learning hanno da sempre fatto uso di software e applicazioni per gestire la possibilità di organizzare riunioni e incontri virtuali o lezioni online a distanza, ma la reclusione forzata da
Coronavirus ha aumentato a dismisura questa esigenza. Le soluzioni più diffuse sono a buon mercato e ce ne sono anche alcune completamente gratuite.

Chi già utilizzava i software per le videoconferenze o le piattaforme per l’apprendimento online ne ha intensificato l’impiego, portandolo ad essere un appuntamento quotidiano, chi invece non conosceva
queste possibilità offerte dalla tecnologia, ha letteralmente scoperto un mondo. Per questo motivo i motori di ricerca hanno registrato un aumento delle query: “videoconferenza” e “zoom”, solo per fare un esempio.
Quest’ultimo termine di ricerca corrisponde al nome del software che va per la maggiore e che ha raggiunto il numero massimo di download. Tolte le piattaforme scolastiche proprietarie, le soluzioni per la
videoconferenza possono essere destinate a qualunque tipo di uso e si rivolgono tanto ai privati quanto alle aziende. Oltre a “Zoom”, i software più diffusi sono: Microsoft Teams; Cisco Webex; Google Hangouts
Meet; Slack; GoToMeeting; Marco Polo App. L’impennata di click, verso le relative pagine da dove si possono scaricare queste applicazioni, è indubbiamente da imputare alla reclusione forzata, ma la
semplicità d’uso e la versatilità dei sistemi, adatti tanto ai computer desktop quanto agli smartphone, ha fatto il resto.

Dall’Offline all’Online.

Dovendo garantire il distanziamento sociale e non potendo vedere amici e conoscenti, si è ricorso quindi alle videochiamate che hanno fatto segnare un incredibile +1.000%. Non va bene invece per i cinema e i teatri che, per via delle restrizioni e sospensione delle proiezioni, hanno assistito al crollo vertiginoso dei ricavi. Gli acquisti di prodotti tech, d’abbigliamento e di cibo sono i più ricercati sul web, seguiti dalla visione di contenuti in streaming, dalla lettura di quotidiani e libri digitali (7 adulti su 10 leggono almeno un quotidiano al giorno). A spadroneggiare sono anche i social network con TikTok che supera addirittura Instagram per utenti e contenuti condivisi.

A fotografare come siano cambiate le nostre abitudini è stata l’Università Niccolò Cusano.

I dati raccolti dall’ateneo mostrano come siano spopolati gli e-commerce e in generale tutti i servizi online.

I principali settori per l’e-commerce nell’Italia prima e dopo la diffusione del Covid-19

Ai primi posti tra i settori online, che hanno generato più fatturato in Italia prima della diffusione del Coronavirus, il Tempo Libero occupa saldamente il primo posto (42%), seguito dal Turismo al 25% e da Centri Commerciali e Assicurazioni sotto il 15%. I settori dell’Alimentare, Salute e Bellezza e Casa e Arredamento si attestano su margini di fatturato inferiori al 5%. Guardando, invece, ai modelli di business nel settore online, la maggior parte degli italiani nel 2019 ha effettuato acquisti online sui principali marketplace, mentre una piccola parte ha acquistato sui retail online.

A inizio Marzo 2020 l’Italia è stata, in Europa, tra i primi paesi a dover fronteggiare la diffusione della pandemia da Covid-19 e gli abitanti si sono ritrovati in quarantena nelle proprie abitazioni, lavorando in smart working quando possibile. Questa condizione ha portato a un considerevole aumento del tempo che ogni persona ha trascorso online per lavoro, per mantenere relazioni con i propri cari o per passatempo. In quest’ultimo caso, l’attenzione si è focalizzata molto sugli acquisti online, dal momento che tutte le attività locali erano chiuse.

Anche se in una prima fase di lockdown si è assistito ad un calo delle vendite online, probabilmente a causa dell’incertezza dovuta alla situazione straordinaria, nelle settimane successive le vendite online hanno subito una forte impennata, soprattutto in quei segmenti di mercato online focalizzati sui prodotti di prima necessità.

I siti e-commerce di grandi catene di supermercati online hanno subito incrementi nei volumi di traffico così elevati da dover, in alcuni casi, creare delle “code virtuali” per scaglionare l’accesso degli utenti, per effettuare degli acquisti. Un altro settore che ha riscontrato crescite esponenziali è stato quello del Food delivery. Esattamente come il settore della Salute e delle farmacie online.

Le analisi che sono state eseguite sulle abitudini dei consumatori dimostrano, inoltre, come le settimane di isolamento abbiano radicalmente cambiato certe abitudini e che determinati comportamenti acquisiti durante la chiusura rimarranno, divenendo aspetti abituali della nostra vita.

Oltre a cucinare di più, la maggior parte degli intervistati ha dichiarato che continuerà a navigare più tempo su internet e ad acquistare online. Chi ha iniziato ad ordinare la spesa online, quindi, lo fa adesso e lo farà anche quando la situazione sarà tornata alla normalità. Chi riuscirà a conquistarsi una buona visibilità online avrà un asso nella manica per ripartire con successo.

Sono cambiamenti inevitabili e inarrestabili. Come decidiamo di affrontarli, è ciò che fa la differenza.

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5 segnali che ti aiuteranno a capire se hai bisogno di un nuovo sito web

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5 segnali che ti aiuteranno a capire se hai bisogno di un nuovo sito web

by Matteo Tirante

Il mondo del web è in continua evoluzione e può capitare che alcuni portali, considerati fino a qualche anno fa moderni e di successo, non siano più adatti ai nuovi standard.

Un esempio classico sono le animazioni in flash, che hanno imperversato per un ventennio ed adesso sono completamente sparite perché deprecate ( la fine ufficiale di Flash è stabilita per il 31 dicembre 2020 : adobe.com/flashplayer/end-of-life ).

Effettuare un costante aggiornamento è ormai vitale per qualsiasi piattaforma. Se ti senti insicuro, ecco 5 segnali che ti aiuteranno a capire se hai bisogno di un nuovo sito web.

1. Il caricamento richiede un’eternità.

Sebbene questo elenco non sia organizzato in termini di importanza, se il tempo di caricamento della tua pagina online non è tempestivo, potresti già avere un buon motivo per pensare ad un aggiornamento.

Secondo il blog dell’esperto di marketing digitale Neil Patel (qui l’articolo in questione), il 47% dei consumatori si aspetta che un indirizzo internet venga caricato in 2 secondi o meno. Vale anche la pena notare che il 40% dei consumatori deciderà di abbandonare una pagina che impiega più di 3 secondi per caricarsi.

La soluzione è ovvia: per mantenere i tuoi visitatori sull’homepage, devi assicurarti che venga caricata immediatamente. Se il tuo sito è troppo lento, stai perdendo molto tempo. Molto probabilmente stai perdendo potenziali clienti e danneggiando il risultato dell’algoritmo di Google. E sappiamo tutti che Google è il re. Quindi, sarà una delle tue maggiori priorità rendere la velocità del tuo indirizzo online uno degli indicatori chiave delle prestazioni.

2. User Experience ...questa sconosciuta

Ebbene si, una volta caricata l’homepage all’istante un altro problema in cui si potrebbe imbattere un potenziale cliente è la cattiva user experience. 

La user experience ( spesso abbreviata in UX ) riguarda l’esperienza che l’utente ha mentre utilizza un prodotto o servizio. La sua applicazione può variare da quanti pulsanti aggiungere sulla lavatrice alle indicazioni per trovare l’uscita all’ikea sino alle app e ai siti. 

Una cattiva ux si nota spesso: nella navigazione del sito troppo complicata, nei contenuti nascosti e inaccessibili, nella mancanza di call to action o ancora nella gerarchia delle sezioni.

Se tutto ciò suona familiare, non c’è tempo da perdere e dovresti pensare subito a una riprogettazione, aggiornando il tuo sito ad un livello più intuitivo con un flusso continuo di informazioni. Migliorare la user experience del tuo sito, e-commerce o blog ti porterà profitto in pochissimo tempo.

3. Il bounce rate del tuo sito è alle stelle

Prima di tutto, che cos’è il bounce rate e perché dovrebbe interessarti. Il bounce rate ( o frequenza di rimbalzo in italiano ) è un termine utilizzato nell’analisi di traffico sui siti web.

Un “rimbalzo” avviene quando l’utente abbandona il tuo sito entro pochi secondi. È una brutta cosa? Ebbene, se il successo della tua homepage dipende dagli utenti che visualizzano più di una pagina, allora sì, un’alta frequenza di rimbalzo è negativa.

Prevalentemente è causata da una cattiva User Experience, ma ci sono altri numerosi motivi per cui il valore potrebbe essere alto, come il contenuto illeggibile, il design poco attraente oppure sezioni o feature difettose.

Fortunatamente per te, un nuovo riassetto del tuo indirizzo web può aiutarti in tutto questo, esattamente come hanno fatto molte altre pagine internet, che sono riuscite ad ottenere una riduzione della propria frequenza di rimbalzo fino al 25%!

4. Il web design non è reattivo

Un web design reattivo dovrebbe garantire che il tuo indirizzo internet venga visualizzato correttamente su diversi dispositivi.

Ogni esperienza utente memorabile dev’essere tradotta accuratamente su ogni schermo, sia che si tratti di un PC desktop, un laptop, un tablet o un telefono cellulare. Ciò che è più importante, secondo dati recenti, è che l’utilizzo dei dispositivi mobili sta rapidamente superando l’utilizzo del desktop come modo di navigare sul Web, poiché ora oltre il 60% degli utenti lo fa dai propri smartphone.

Ora più che mai, non puoi permetterti di allontanare i tuoi clienti solo perché possiedi un sito internet non responsive. Dunque, devi assicurarti che l’homepage si traduca senza problemi sui dispositivi mobili.

5. Scarso posizionamento su Google

Devi aver già sentito parlare della misteriosa SEO. Come spiega Google, l’ottimizzazione per i motori di ricerca consiste spesso nell’apportare piccole modifiche a parti della tua pagina internet. Se visualizzate singolarmente, queste modifiche potrebbero sembrare miglioramenti incrementali, ma se combinate con altre ottimizzazioni, potrebbero avere un notevole impatto sull’esperienza utente del tuo sito e sul rendimento nei risultati di ricerca organici.

La verità è che molti dei punti trattati sopra influenzeranno il posizionamento del tuo indirizzo online su Google. Tuttavia, tutto ciò è qualcosa che può essere facilmente migliorato con una nuova homepage.

Attraverso un’ottima SEO tecnica, potrai senza difficoltà migliorare la collocazione nella classifica generale di Google.

In conclusione

Sei soddisfatto della tua pagina online? Ne sei orgoglioso? Pensi che dia un’impressione corretta della tua attività?  No?

Allora non c’è modo di scappare: hai bisogno di rinnovarlo. Non è una sorpresa, lo conferma anche Adobe ,il 66% dei consumatori preferirebbe vedere qualcosa di ben progettato rispetto al genere semplice e ordinario.

La ricerca suggerisce che ben il 68% degli spettatori sceglie un buon design generale, considerando il layout accattivante e la fotografia come due tra i principali fattori dell’esperienza di visualizzazione dei contenuti.

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I trend di Web Design nel 2020

by Matteo Tirante

Ogni anno è emozionante essere ispirati di nuovo dalle tendenze del web design e guardare agli sviluppi attuali e futuri. Ma mentre entriamo in un nuovo decennio, quali sono stati i trend che hanno influenzato il 2020 nel mondo del design?

Profondità e realismo 3D

Parliamo dei grandi esercizi stilistici che hanno caratterizzato questo 2020, dei quali ci si aspetta una continua crescita ed evoluzione nel prossimo futuro. Questi sono gli elementi 3D integrati nei progetti dei siti web. La crescita di questa adozione è favorita dalle evoluzioni tecnologiche e dal miglioramento dei software di grafica che permettono ai designer di lavorare sul 3D in modo molto più semplice ed economico.

Per quanto riguarda la “pura” tridimensionalità, ci si concentra sull’utilizzo di texture particolari, volte a comunicare un preciso messaggio all’utente finale, o ancora sull’applicazione di queste texture ad architetture geometriche impossibili da realizzare nella realtà, come potrebbe essere il triangolo di Penrose. 

La vera rivoluzione è relativa all’interazione tra il mondo bidimensionale e quello tridimensionale: parliamo di applicare forme organiche a brevi animazioni 3D, generando un’atmosfera sofisticata e onirica, o di creare brevi live action realistici in cui l’elemento piano mette in risalto la tridimensionalità degli altri. Come alternativa economica, cioè una sorta di “3D light”, gli elementi posti uno sopra l’altro sono molto popolari. Soprattutto con le ombre leggere sottostanti, suggeriscono una leggera tridimensionalità e creano una maggiore profondità.

Minimal Design

Passiamo ora al trend che si è contraddistinto per utilità e stile, del quale sarà impossibile farne a meno per i prossimi anni. Il minimal design, che che consiste nell’utilizzo degli spazi bianchi, rimuovendo decorazioni inutili ed elementi di distrazione all’interno del sito. L’abbondanza di informazioni con cui ci confrontiamo oggi ci costringe a presentare le nostre informazioni in modo più chiaro e deciso. Le aree utilizzate in modo sensato garantiscono che l’utente possa lavorare più rapidamente tra i contenuti e quindi avere un’esperienza d’uso più piacevole ma anche più efficiente.

Lo stile minimalista non è un nuovo trend del 2020 ma quest’anno abbiamo potuto notare uno stile minimalista più colorato. Tecniche di semplificazione minimalista dei siti web includono: la riduzione dei pulsanti, l’eliminazione di dettagli aggiuntivi dalle immagini e l’utilizzo di massimo tre colori. Queste tecniche sono utili anche per ottimizzare la velocità del sito. Oggi il minimalismo si sta muovendo verso la massima semplificazione delle pagine, con la visualizzazione del minor numero di elementi possibili. In continua evoluzione, caratterizza enormemente il 2021.

Per quanto riguarda la “pura” tridimensionalità, ci si concentra sull’utilizzo di texture particolari, volte a comunicare un preciso messaggio all’utente finale, o ancora sull’applicazione di queste texture ad architetture geometriche impossibili da realizzare nella realtà, come potrebbe essere il triangolo di Penrose. 

La vera rivoluzione è relativa all’interazione tra il mondo bidimensionale e quello tridimensionale: parliamo di applicare forme organiche a brevi animazioni 3D, generando un’atmosfera sofisticata e onirica, o di creare brevi live action realistici in cui l’elemento piano mette in risalto la tridimensionalità degli altri. Come alternativa economica, cioè una sorta di “3D light”, gli elementi posti uno sopra l’altro sono molto popolari. Soprattutto con le ombre leggere sottostanti, suggeriscono una leggera tridimensionalità e creano una maggiore profondità.

The Dark Side of the UI

Nell’ambito del mondo del colore evidenza particolare da riportare è la cosiddetta Dark Mode, in graduale diffusione, ma per il 2021 è ormai una certezza. 

La Dark mode è una modalità grafica di visualizzazione di un sito o di un’applicazione che va a sviluppare una contrastante inversione dei colori, verso le tonalità più scure. 

Oltre a conferire un look ultramoderno ha due principali benefici: aiuta a ridurre il fastidio agli occhi modificando la luminosità dello schermo in base alle condizioni di illuminazione esterne e prolunga la carica della batteria dei dispositivi riducendo l’uso di pixel bianchi. 

Inoltre un tema scuro permette di ottenere un contrasto maggiore sugli schermi, migliorare la visibilità degli altri colori e degli elementi di design che devono essere più evidenti, come link e pulsanti.

Collage di disegni e foto

L’abbinamento di immagini e fotografie alle illustrazioni, senza ombra di dubbio, ha preso sempre più rilevanza nel 2020. Sovrapporre degli elementi grafici a delle foto reali crea un impatto visivo indimenticabile che dà la sensazione di una creatività un po’ selvaggia. Questo nuovo stile grafico del 2020, molto simile ad un collage è anche molto versatile.

Si può usare per aggiungere una particolare caratterizzazione e fascino alla foto di un prodotto oppure può servire per usare dei dettagli più seriosi per comunicare meglio concetti complessi come il tech o la finanza. È un ottimo modo per personalizzare le immagini e aggiungere più personalità al proprio web design. Per sfruttare al massimo la flessibilità di questo trend, bisogna fondere bene lo stile delle illustrazioni e degli elementi grafici con la personalità del brand di riferimento. Per esempio, utilizzando degli scarabocchi nei cartoon per ottenere un effetto più giocoso, oppure degli elementi geometrici e dettagliati per qualcosa di più sofisticato.

Per quanto riguarda la “pura” tridimensionalità, ci si concentra sull’utilizzo di texture particolari, volte a comunicare un preciso messaggio all’utente finale, o ancora sull’applicazione di queste texture ad architetture geometriche impossibili da realizzare nella realtà, come potrebbe essere il triangolo di Penrose. 

La vera rivoluzione è relativa all’interazione tra il mondo bidimensionale e quello tridimensionale: parliamo di applicare forme organiche a brevi animazioni 3D, generando un’atmosfera sofisticata e onirica, o di creare brevi live action realistici in cui l’elemento piano mette in risalto la tridimensionalità degli altri. Come alternativa economica, cioè una sorta di “3D light”, gli elementi posti uno sopra l’altro sono molto popolari. Soprattutto con le ombre leggere sottostanti, suggeriscono una leggera tridimensionalità e creano una maggiore profondità.

Font sans Serif in grassetto

Per comunicare in modo chiaro e immediato, moltissimi siti web adottano immagini e video molto grandi, una tipografia in grassetto e icone del menu sovradimensionate. Ebbene, i trend di quest’anno vedono portare alla massima espressione queste applicazioni, arrivando a rendere anche i caratteri dinamici. In questo modo i messaggi delle campagne pubblicitarie vengono veicolati non solo tramite lo slogan e le immagini, ma anche attraverso il movimento stesso delle parti testuali.

Questo sovradimensionamento è in costante crescita nel 2020 principalmente perché offre alcuni vantaggi: catturano l’attenzione, riducono il numero degli elementi presenti nella pagina e lo sforzo cognitivo nella fruizione dei contenuti, aumentano il contrasto e migliorano la leggibilità del testo, creano una gerarchia visiva che aiuta i visitatori del sito a comprendere i contenuti, aumentano l’impatto visivo.

Micro interaction

Con le micro animazioni e le micro interazioni apriamo di nuovo la finestra verso il 2021, perché ormai sono essenziali per garantire un “aiuto” all’utente nell’interagire con il sito, migliorando dunque la User Experience e allo stesso tempo conferendo un tono giocoso. Le micro interazioni, comunemente chiamate UI Animations, vengono applicate a piccoli elementi di una pagina web ma ricoprono un ruolo significativo nel creare siti web più “umani”.

Le micro interazioni fanno “sentire” all’utente cosa sta facendo. Lasciano interagire l’utente su un livello che si sente tangibile e palpabile. L’utente riceve un feedback istantaneo e una convalida emotiva. A primo impatto, questi aspetti non sembrano poi così significativi. Ma nel complesso, all’interno di un sito web, aggiungono davvero un’esperienza coinvolgente, trasformando delle banali funzioni in qualcosa di veramente memorabile e contribuiscono enormemente a migliorare l’esperienza utente.

Per far funzionare questa tecnica, basta pensare su quali aree del sito si vuole attirare l’attenzione, tenendo presente che può essere una distrazione quando se ne abusa, quindi bisogna assicurarsi di applicarle solo in punti strategici, in modo da supportare lo storytelling del proprio sito.

Navigazione Thumb-friendly

Il 2021 ci porterà alla Navigazione Thumb-friendly. La navigazione “a misura di pollice” sarà la navigazione mobile intuitiva, per intenderci quella che ci permette di navigare un sito con il pollice, cioè mentre teniamo lo smartphone in mano. L’esempio di una perfetta ottimizzazione “a prova di pollice” sono le App per smartphone. Come si possono vedere nella maggior parte dell’applicazioni che nascono ottimizzate per l’utilizzo con una mano, il menu con le voci più importanti si trova nella parte bassa dello schermo.

Partendo con Google, che entro la fine dell’anno applicherà a tutti i siti il mobile-first indexing, ci prepariamo ad un futuro a portata di mano.

In conclusione

Ci sono alcuni elementi di Web Design che hanno già segnato il 2020, ma che saranno assolutamente in evidenza anche nel 2021, se non oltre. L’obiettivo del Web Design è funzionale più che estetico ed è volto a migliorare l’usabilità e la User Experience.

Restare aggiornati sulle ultime tendenze nel campo di progettazione dei siti web consentirà di avere un sito performante e apprezzato sia dagli utenti che dai motori di ricerca.

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L’importanza del marketing al tempo del social marketing

Back to basic | Mar 2020

L’importanza del marketing
al tempo del social marketing

Sempre di più ci vengono richieste consulenze sulla cosiddetta attività di social marketing, che in alcuni casi si riducono alla stessa semplice domanda: potete aiutarmi a fare pubblicità su Facebook/Instagram?
In questo periodo storico le aziende hanno finalmente capito l’importanza della comunicazione sui social, ma prese da una sorta di frenesia identificano la pubblicità su Facebook/Instagram, come l’unica soluzione a tutti i loro problemi di vendite/fatturato.

In difficoltà sulla strategia da adottare, pensano di sbagliare e cercano una formula magica che faccia aumentare il numero di follower, di interazioni, di clienti: in poche parole, “aiutatemi a fare pubblicità su Facebook”

E’ come se ormai tutto si fosse ridotto ad una sola esigenza: fare pubblicità su Facebook.

Ora, sulla base della nostra esperienza, ci sentiamo di dire questo: un approccio di marketing che tenga conto esclusivamente delle dimensione “social” non ha alcun senso.

Il social marketing è semplicemente UNA PARTE del processo di marketing di una società, e non è detto che sia la più importante. Ogni società, inoltre, è diversa da un’altra per un numero incommensurabile di variabili (prodotti, persone, storia, geografia); è questo il motivo per cui non esistono nel marketing formule magiche adatte a tutti.

Proporre soluzioni preconfezionate rischia di far perdere tempo e soldi agli imprenditori, e di allontanarli e guardare con diffidenza a tutto il settore della comunicazione (web e non solo). Progettare un piano di comunicazione sui social senza tenere conto di aspetti come la leva prezzi, i vantaggi competitivi o i fattori critici di successo di un prodotto, un’analisi accurata dei competitors, rischia di rivelarsi un clamoroso buco nell’acqua.

Per questo motivo abbiamo deciso di dedicare una parte del nostro blog alla “riscoperta” delle basi del marketing e della strategia, che vengono spesso dimenticate ma che si rivelano sempre così preziose per gettare le basi di un solido percorso di marketing. Tutto questo senza la presunzione di insegnare niente, ma semplicemente con l’intento di proporre alcuni argomenti che nel nostro lavoro rivestono una notevole importanza.

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Case Study | Feb 2020

Gli Orti di Massimiliano

Nella splendida cornice del Castello di Miramare, dove il mare di Trieste abbraccia uno dei più suggestivi parchi sul mare al mondo, si nascondono una serie di terrazzamenti che pochi conoscono: gli Orti di Massimiliano. Si tratta dei terreni che Ferdinando Massimiliano d’Asburgo, principe imperiale e arciduca d’Austria, fece coltivare nel periodo in cui abitò nella dimora all’ingresso di Trieste (1850-1860), il meraviglioso Castello di Miramare.

Da questo posto nasce il progetto Orti di Massimiliano, un progetto di agricoltura sociale lanciato dalla Cooperativa Sociale Querciambiente.

Un progetto che affonda le radici nella tradizione degli orti triestini e quindi fortemente radicato nel territorio, con al centro una serie di forti caratteristiche distintive: sostenibilità, recupero del territorio, inserimento lavorativo, alimentazione biologica, agricoltura sociale.

Per la realizzazione del logo che potesse identificare degnamente il progetto, siamo partiti da due elementi che rappresentano al meglio gli Orti di Massimiliano: il mare di Trieste ed un albero da frutto tipico del posto, il corbezzolo, con i suoi caratteristici frutti colorati tondeggianti.

Abbiamo unito questi due elementi stilizzati, scegliendo dei colori vivaci e freschi, come il progetto Orti di Massimiliano.

La prima bozza avanzata (ovvero quella aveva già passato un’accurata selezione tra le altre!) racchiudeva già gli elementi del logo finale, ma la disposizione non ci convinceva:

Siamo passati ad una disposizione differente, ma c’era ancora un elemento che ci disturbava.

E allora abbiamo fatto una scelta classica: LESS IS MORE, andiamo verso l’essenziale. Et voilà:

Per il lettering, abbiamo scelto un font molto “impattante”, estremizzando la grandezza della scritta ORTI per comunicarne la centralità all’interno del progetto.

That’s all!

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